sabato 25 aprile 2015

Nei boschi la salvezza…ma non per tutti!


Un’escursione nei pressi di Fossato di Vico, sui luoghi dell’eccidio nazifascista del 4 luglio 1944 ai “trocchi” del Borghetto.

Questa escursione è nata mesi fà ... come tesina del corso base di formazione Aigae che ho frequentato lo scorso anno ... e oggi è diventata realtà, grazie alla sensibilità e professionalità della guida cui l'ho proposta: Marco Fazion ... che oggi, 25 aprile 2015, ha deciso di condurre su questi luoghi della memoria un piccolo, ma motivatissimo, gruppo di escursionisti.



La proposta nasce dal mio ormai noto desiderio di conoscere e raccontare, passo dopo passo, le tante piccole grandi storie che sono gravitate attorno alla Resistenza in Umbria: storie di violenze commesse contro la popolazione civile dalle truppe tedesche e dalle forze fasciste loro alleate nei circa dieci mesi (dal settembre 1943 al luglio 1944) in cui è durata l’occupazione nazista e il governo della Repubblica sociale italiana in Umbria.

Avrete capito, insomma, che a questa escursione abbiamo lavorato a più mani ... e più piedi...fra lavoro di ricerca, individuazione preliminare del percorso, sopralluoghi vari.
Il lavoro più grande, certo, lo ha fatto storico che ha recuperato le testimonianze della vicenda, Tommaso Rossi, autore dell'opera Tracce di Memoria. Guida ai luoghi della Resistenza e degli eccidi nazifascisti in Umbria. Ed. Umbra 2013. Opera che noi abbiamo usato come binario per ripercorrere i luoghi e rintracciare nel paesaggio di oggi i segni di una storia di 71 anni fà...
Protagonisti di questa storia che abbiamo voluto ripercorrere oggi sono 3 uomini: Antonio Piccioni, 56 anni 6 figli esperto ex combattente della Grande Guerra, G. Battista Galassi, 37 anni 3 figli contadino, Pietro Mariucci, 20 anni; coraggio e senso di altruismo li spingeranno a mettere a repentaglio la propria vita per salvare il resto della loro comunità.
E’ la comunità di Borghetto di Purello, una frazione del Comune di Fossato di Vico. Quì, lungo la Flaminia, dalla metà di giugno del 44, la vita si fà difficile, il fronte è in avvicinamento e il pericolo dei rastrellamenti nazifasciti sempre più concreto.


Siamo ai piedi del Monte Cucco, e quello che accadrà qui si perpetuerà fino alla fine di luglio, senza soluzione di continuità, in quasi tutti i paesi del versante ovest: Sigillo, Costacciaro, Scheggia.

Questa escursione incide nel territorio del Parco Regionale, siamo sul lembo sud ai confini dell’area parco, ma per una volta vogliamo tralasciare gli aspetti naturalistici, sebbene influenti nello svolgimento degli eventi, e focalizzarci invece sulla storia recente della seconda Guerra Mondiale, così come riecheggia nella memoria collettiva degli abitanti di questo territorio.



La storia ( tratta da Tracce di Memoria - T. Rossi)


Seconda metà del giugno 1944, molti abitanti di Fossato di Vico e sue frazioni, come Purello e Borghetto, decidono di abbondare le proprie abitazioni e trasferirsi con greggi e masserizie in montagna ( il Monte Nofegge), i paesi sono insicuri, i bombardamenti sulle ferrovie e sulle strade principali sono più frequenti, i reparti della Wehrmacht arretrano minacciando la gente con saccheggi e violenze.
La gente si rifugia in montagna in capanne di rami e frasche, in mezzo ai boschi ai lati dei pascoli per i greggi.
Parliamo di circa 100 persone.


Molti uomini sono costretti a fare su e giù, desiderano controllare le case dal rischio del passaggio dei tedeschi e cercano di mandare avanti i lavori agricoli in pianura.
Le persone si sentono al sicuro in montagna, qui non ci sono i partigiani come nelle altre zone limitrofe di Costacciaro ( brigata Monte Cucco) e di Scheggia ( Il Gruppo Patrioti), il pericolo di rastrellamenti antipartigiani non dovrebbe presentarsi.
Arrivano a loro, quassù rifugiati, notizie di uccisioni a poca distanza, amici pastori con cui condividevano questi pascoli in estate, ma anche donne e ragazzi che reagiscono allo spavento.

Il 3 luglio la gente dai trocchi del Borghetto vede i soldati della Wehrmacht cingere da più lati la zona, abbandonare il bivacco a Borghetto e a Purello e salire. La gente del posto chiama trocchi i canaloni che si formano sul terreno per l’erosione dell’acqua. Sono i canali del Fosso Vetorno che qui nasce e scende per gettarsi nel Chiascio.


Mandano qualche ragazzo a controllare, in paese. Pietro Mariucci apprende dai soldati stessi che stavano ad occupare la sua casa che il giorno dopo ci sarebbe stato il rastrellamento. Dà l’allarme, un po’ di gente in montagna scappa, con al seguito il bestiame, ma molti restano non temono il peggio, pensano che essendo disarmati non avrebbero subito la ferocia dei tedeschi.
La mattina successiva, 4 luglio, i tedeschi aprono il fuoco, ma non sono solo a colpire dal sotto, provengono anche dal versante marchigiano, hanno appena concluso altri eccidi in zona Fabriano e ora si riversano su questo lato.
Fanno scendere donne e bambini lungo i trocchi, sotto la guida di Antonio Piccioni, Gian Battista Galassi e Pietro Mariucci. I tre escono dal bosco, si siedono in vista, sul margine dei prati per farsi vedere che sono inoffensivi, senza armi. Ma la pattuglia che li segue, non gli dà nemmeno il tempo di spiegare che stanno conducendo al paese le donne e i bambini e li uccide con una raffica.

La gente che era ancora nelle capanne esce in preda al panico, i tedeschi radunano gli uomini per completare l’opera di esecuzione.
Una ragazza, disperata, risolve la situazione e blocca lo sterminio, si chiama Annetta Micheletti, offre la sua vita di ragazza nubile in cambio della salvezza di due uomini, padri di famiglia, che stavano per essere fucilati.
L’episodio si conclude così, qui ai trocchi, ma prima che i tedeschi se ne vadano dal Cucco ci vorranno ancora altri 10 giorni di violenze.

OGGI il 4-7-1944
TRE INNOCENTI
DALLE ORDE BARBARE
TEDESCHE FURONO
TRUCIDATI

IL SACRIFICIO DEI MORTI
E DEI LORO CONGIUNTI SIA
MONITO ALLE GENTI E VOCE PROPIZIATRICE DI PACE

Questo leggerà, in un semplice cippo, chi vorrà salire fin quassù…





Il percorso

Sono possibili vari itinerari, oggi noi, abbiamo effettuato un itinerario della lunghezza complessiva di circa 8 km e 500 m di dislivello.
Si raggiunge in auto Purello, frazione posta sulla SS3 fra Fossato di Vico e Sigillo. Si prosegue sulla SS3 in direzione Sigillo, fino a Via del Borghetto sulla destra. Si parcheggia a sinistra in un piccolo parcheggio sul lato sinistro della Flaminia proprio in corrispondenza della traversa di Via del Borghetto. 
Si prosegue a piedi per Via Borghetto fino alle ultime abitazioni continuando in salita per la strada silvopastorale che si addentra nel bosco avviando l’ascesa del Monte Nofegge. Dopo circa 2,5 km ci si ricongiunge, a quota 735, sul sentiero 25 ci condurrà dopo poche centinaia di metri in salita ai pascoli al cui limitare avvenne l'eccidio. Qui si trova un cippo commemorativo. Ci troviamo ai Trocchi del Borghetto. La sovrapposizione di strati calcarei permeabili a strati marnosi non permeabili ha dato origine a queste formazioni denominate Trocchi...piccoli canali formati dall'azione dell'acqua.
Si prosegue sul 25 fino a trovare l'incrocio con la silvopastorale, la si percorre fino a trovarsi ai prati di Nofegge, l'area pascolo più ampia, ove immaginiamo la popolazione del tempo avesse portato le proprie bestie. 



Nel bosco al contorno, immaginiamo le loro capanne, la presenza di una sorgente d'acqua supporta la nostra ipotesi. Marco Fazion durante la perlustrazione dell'area, ha rintracciato il percorso originario che dovevano aver fatto questi pastori e contadini in riparo, durante la nostra pausa pranzo, parliamo, formuliamo ipotesi, ci mettiamo d'accordo per ripetere queste tracce...la prossima edizione della Carta dei sentieri del Monte Cucco 1:25.000  Montemeru Ed. porterà la simbologia di queste evidenze in modo che anche altri possano seguire questo tracciato e individuare il luogo dell'eccidio e la lapide.
Si ridiscende per il sentiero che lambisce la zona pascolo e il bosco fino alla unica diramazione sulla destra che ci ricondurrà a Borghetto ( punto di partenza) lungo la silvopastorale. 




domenica 22 febbraio 2015

Intorno a Monte Canneto

Canneto è una frazione del Comune di Perugia, la si raggiunge lasciando la città alle spalle e dirigendosi a nord, senza perdere mai di vista la sagoma del Monte Tezio.
Canneto è per l'appunto un colle del gruppo del Tezio, un giro attorno di pochi chilometri, 8 per la precisione, basterà a proiettarci indietro nel tempo di mille anni, spingendoci dritti dritti nel basso medioevo.

Si parte dal parcheggio della chiesa di Canneto e dopo 1 chilometro in salita, si piega a destra lasciando l'asfalto …ed entrando perfettamente in quella che doveva essere la dimensione delle colonìe agricole medievali di Perugia. 



La colonìa parziaria (più avanti e più spesso denominata mezzadria) era un sistema feudale di sfruttamento dei fondi rurali in base al quale il proprietario o chi ne godeva il diritto li affittava a chi si obbligava di coltivarli nel comune interesse di dividerne i prodotti. 
Non so dire se, da queste parti dell'Umbria, questa forma di gestione fosse stata conveniente o meno, ma la presenza dei numerosi insediamenti rurali e l'estensione dei poderi, ancora oggi ampiamente sfruttati, mi suggeriscono una certa abbondanza di cui dovevano godere i proprietari del fondo. Probabilmente meno bene sarà andata ai coloni. 



Durante il percorso si incontrano varie case coloniche: Casa Trosca, Case di Sopra, con una bella torre piccionaia medievale, e Case di Sotto. 
Sono grandissime case, dovevano contenere delle famiglie grandi, molto numerose. Una necessità dettata dalla scarsità dei mezzi di produzione tipica di questi sistemi di conduzione della terra: pochi capitali su terre di medie dimensioni e…grande prevalenza del lavoro umano. 



L'immaginazione si attiva fervidamente, e anche se lungo il tragitto non incontriamo che altri 3 camminatori e i soliti 2 cagnolini adottati da Davide lungo tutto il percorso, queste campagne mi si popolano di vita, le case si riempiono, dai campi mi arrivano i suoni del lavoro.


Dopo Case di Sotto, si procede in discesa. Borgo Colognola giace lì in basso con tutta la sua imponenza e ci attende come fossimo dei cavalieri erranti. 
Colognola è un borgo che risale al 1200, il suo nome ci spiega tutto, colognola, coloniola, piccola colonìa.



Un gigantesco mandorlo, già fiorito, ci privilegia di ospitarci per la nostra consueta pausa panino…sta lì appena fuori dalle mura del borgo. Tutto sarebbe perfetto se non fosse che al borgo oggi è tutto un via vai di macchine, mezzi, e faccendieri impegnati nel disallestimento di chissà quale importante cerimonia. Colognola è diventata una lussuosa dimora storica per grandi eventi e ospitalità di alta qualità.
Ciò non ci impedisce una sbirciatina…ma l'incanto è guastato.






Proseguendo nel nostro anello, ecco invece che ci appare da lontano il caratteristico campanile a vela della Pievuccia, un altro insediamento.

Qui possiamo riprendere a lavorare con l'immaginazione; una piccola chiesa completamente coperta dai rampicanti e poche case umili tutte intorno ci richiamano alla natura plebea e povera di questo genere di organizzazioni territoriali: le pievi.
La Pievuccia ci piace di più, ci sembra alla nostra portata. Le sue case sono abitate anche ora, qualcuno ci viene a trascorrere del tempo. La Pievuccia è sospesa nel tempo e ad esso ricongiunta: 4 libri su un muretto, piante grasse ben curate, un tocco di vernice gialla al pergolato, un tavolino al sole.






Ricordo di aver studiato che dove c'è una Pieve c'è anche dell'acqua…mi aspetto di trovarla a breve proseguendo nella passeggiata!
E come ti sbagli? I ragazzi avvertono il rumore del fosso…ed ecco la sorgente! Chiusa oggi con con dei portelloni per ragioni igieniche, ha riversato il suo rigagnolo d'acqua nei secoli dei secoli, chissà da quanto tempo?


Attraversiamo il fangoso fondo del fosso e risaliamo l'altro versante del canalone. Dopo pochi metri la vista si apre su altri campi, sui colli circostanti, si vede la cresta di Monte Pacciano e davanti Monte Malbe.






Si continua a scendere, ecco il Castello dell'Oscano, dai camini delle sue sue cucine escono avvolgenti fumi, anche qui oggi si va di matrimonio...  ed ecco Cenerente, pieghiamo sempre a destra fino a tornare al punto di partenza e in macchina è di nuovo il 2015.


sabato 27 dicembre 2014

Di monti acuti...

Chissà quanti Monte Acuto esisteranno al mondo? Credo tanti, tantissimi…possiamo essere sicuri che molti di quelli che si stagliano semi-isolati con la loro regolare forma di cono su una sottostante valle pianeggiante, si chiamino Monte Acuto o simili denominazioni.

Oggi, 26 dicembre, siamo andati a "scalare" quello nostro, umbro, a nord di Perugia in direzione Umbertide.



La sua accentuata forma aguzza ci fa presagire una bella scarpinata…quasi 700 metri di dislivello. Questa passeggiata la consiglio a chi, con i bambini, è già abbastanza allenato.

Si raggiunge in auto la località San Giovanni del Pantano, dopo il ponte sul fiume Nese si imbocca la prima strada sulla sinistra e si parcheggia alla prima a destra, nei pressi di un casolare.


Qui inizia il percorso, per primo si incontra una torre medievale con attorno degli annessi, un po' usati, un po' abbandonati. Qualcuno ha decorato un alberello nella vecchia aia con strenne natalizie…che ondeggiano al vento come bandiere e brillano al sole…forse è l'alberino di Natale più strano che abbia visto!


Superato questo, si devia in salita per il sentiero 170b a destra fino a giungere ad una cappella, è la cappella di Sant'Angelo, secondo me si chiama così per via del suo allineamento con il quartiere più a nord di Perugia città, Porta Sant'Angelo per l'appunto. 


Poi si continua a salire entrando nel bosco fino a uscire fuori in un pascolo. La cima non la si perde di vista quasi mai…così i bambini mi chiedono: come mai si sposta? Ora senza scomodare il principio di relatività galileiano…riesco a spiegar loro che questo effetto è dovuto al moto relativo fra l'osservatore e il punto osservato senza suscitare troppo stupore nelle loro giovani menti…ed ecco che ci troviamo in un attimo in località Galera. E' un villaggio colonico abbandonato disposto in una terrazza naturale dall'ampio panorama, molto suggestivo. E' il punto perfetto per fare una sosta, ripararsi dal vento gelido, immaginarsi la vita quassù.



Quando si decide di ripartire si può continuare fino a raggiungere la cosiddetta Cima Cerchiaia. Si tratta di un castelliere, di cui la nostra regione è ricca. I castellieri sono insediamenti protostorici, che sfruttavano la presenza di piccoli avvallamenti in prossimità di una cima come misura naturale di difesa. Le fortificazioni sono in genere costituite da aggeri e palizzate di legno. Nei castellieri a muraglione, al contrario di quelli a terrapieno,  le cinte sono costruite con blocchi di pietra e possono mancare sui versanti già naturalmente difesi. Gli accessi possono essere fortificati.
E' abbastanza facile ipotizzare la presenza di castellieri, occorrono, però, degli scavi archeologici per affermare la certezza della loro presenza. Qui sul Monte Acuto, una campagna di scavi ha portato alla luce varie testimonianze che confermano la presenza di un presidio che faceva parte della rete di avvistamento e difesa delle vie di comunicazione che attraversavano il confine tra il territorio etrusco e quello umbro, ossia il fiume Tevere.
Successivamente tra il VI e IV sec. a.C. la vetta di Monte Acuto è divenuta sede di un santuario di altura dedicato a una divinità protettrice delle attività agricole e pastorali. Durante gli scavi svolti dalla Soprintendenza ai beni archeologici nel 1995 sono stati rinvenuti numerosi bronzetti votivi a testimonianza del culto propiziatorio che qui si praticava.




A questo punto è' tempo di tornare indietro…si procede verso sud guadagnando l'ampio crinale che porta alla vetta del Monte Acuto per poi scendere ripidamente al punto di partenza…dai 920 mt della cima ai 300 del pian del Nese.

venerdì 7 novembre 2014

La traccia del drago...nella Valle del Carpina.

A volte, non sempre, ... fa bene ripercorrere qualche traccia del passato.
Ognuno di noi può interpretare questa frase in vari modi, nel caso nostro di domenica scorsa, si è trattato proprio di ripercorrere fisicamente una traccia di sentiero su cui c'eravamo trovati più di 4 anni fà, in compagnia di amici e colleghi, tutti appassionati estimatori di boschi, natura, escursioni, storie.
L'itinerario in questione, è l'anello Borgo Coloti, Pieve de Saddi, Rocca d'Aria, in zona Montone, percorso al tempo sotto la guida di Gino Martinelli a caccia di foglie ( leaf peeping) insieme a fotografi, giornalisti narranti, esperti di racconti di viaggio… questa volta ci torniamo del tutto da soli …beh si fa per dire, siamo sempre in 6: mamma, papà e i 4 bambini, di cui l'ultima in zaino per un totale di 9 km e 350 m circa di dislivello.



E' una mite giornata di novembre, il bosco ci invita ad entrare…una sbirciatina verso il borgo, Anna e Franco saranno svegli? Sembra di no…non si vede nessuno; partiamo, ci incontreremo dopo alla Festa del Bosco a Montone.



Questa volta l'ispirazione ci è data dalla leggenda di San Crescenziano e il Drago. Crescenziano era un legionario romano del tempo di Diocleziano, portatore della fede cristiana nella Valle Tiberina. Come più volte vuole l'agiografia dei santi, qui, Crescenziano dovette sconfiggere un temibile drago che uccideva la popolazione con il suo alito letale. Crescenziano morì martire, prima bruciato e poi decapitato, non dal drago, però! Lungo il tracciato dell'itinerario incontreremo la fonte del drago, una sorgente sulfurea ritenuta la tana del mostro, e giungeremo alla Pieve de Saddi, ove venne seppellito Crescenziano. La leggenda vuole che a Pieve de Saddi fossero stati rinvenuti una costola dell'animale e un frammento dell'elmo di Crescenziano…tanto basta per credere a questa storia!
Quindi, descrizione dell'itinerario e mappa alla mano... ci incamminiamo.







 Ed ecco tutte le foto della nostra escursione.


giovedì 9 ottobre 2014

Marzolana: il bosco supermercato e il bosco condominio

Bosco supermercato, bosco condomio... non potevano trovare parole più azzeccate di queste, i soci della cooperativa La Marzolana, per invogliarmi ad una visita al loro bosco, nei pressi di Sant'Arcangelo sul Lago Trasimeno.




Dico il "loro" bosco perché negli anni 80 un gruppo di abitanti della zona, consapevoli dell'importanza del bosco per la qualità della propria vita, si associa in forma di cooperativa e lo acquista preservandolo da uno sfruttamento non responsabile o peggio ancora da una possibile cementificazione.




Questa storia coraggiosa andrebbe imitata in tanti altri luoghi a rischio.
E' questo fatto che mi ha attirato prevalentemente, ma molto altro mi ha regalato quest'escursione con la famiglia nel bosco della Marzolana, compreso un eccitante  imprevisto…che ha reso l'uscita memorabile nei nostri ricordi e racconti: un bell'attacco di uno sciame di vespe, 3 vittime su 6 persone che ancora narrano l'avventurosa uscita ad amici e compagni di scuola! A parte lo spiacevole inconveniente, con cui inevitabilmente chi escursiona qualche volta deve fare i conti…abbiamo potuto apprezzare uno splendido sole, bellissimi panorami sul Trasimeno, la rigogliosa varietà della natura.



Tutto intorno le tracce di un rispettoso sfruttamento dei prodotti del bosco: la legna accatastata, le orme di un cercatore di funghi, gli spari dei cacciatori. La Marzolana cooperativa ci riesce: fa convivere in questo bosco un po' tutti, i soci, i visitatori, gli escursionisti, le scolaresche, i cacciatori, chi cerca frutti dalle piante ( i corbezzoli sono abbondantissimi) o dal sottobosco e chi cerca solo pace.




Per rendere speciale la nostra escursione domenicale, questa volta alla Marzolana abbiamo deciso di raccogliere tutte le specie vegetali presenti e arricchire il nostro erbario. La raccolta dei campioni è molto divertente, poi a casa li abbiamo disegnati, aggiungendo la denominazione, la data e il luogo di raccolta, poi li abbiamo messi ad essiccare.
rare volte riusciamo a completare il processo inserendoli in un raccoglitore perché non riusciamo a proteggere il nostro raccolto dalla polvere, dagli insetti, dal cane e dal gatto …che ci rovinano sempre l'opera, ma poco importa…ogni volta ne impariamo una nuova!



L'itinerario completo qui

ALTRE FOTO DELL' ESCURSIONE




martedì 30 settembre 2014

Alle radici del paesaggio umbro

Finalmente, dopo vari tentativi e camminate nei suoi dintorni…sono riuscita in settembre a visitare l'interno dell'Abbazia di Montelabate, di cui ho già raccontato altre cose. L'occasione mi è stata offerta dal Forum Regionale Paesaggio e Geografia 2014.


Ho partecipato al seminario con molto interesse, approfondendo le conoscenze su origine, sviluppo  e ruolo dei monasteri benedettini per il nostro territorio. Una interpretazione del territorio che rimbalza agli occhi di qualsiasi attento osservatore, camminatore paziente, curioso esploratore delle campagne umbre. 

Il tema del monachesimo è una trama per una cultura comune dell'Europa, gli studiosi lo individuano come un fattore che sin dal tempo avrebbe potuto forgiare l'unita dei popoli:
- una regola, una liturgia, un linguaggio, una rete e gli stessi strumenti per documentare, per comunicare, un sistema e una metodologia per amministrare la gestione economica, una autorità centrale politica…ecco da questo ultimo elemento si capisce che la natura della spinta non poteva portarci molto lontano!
Ci ha portato...però… ad una tale esplosione di congregazioni e fondazione di relativi siti benedettini che solo in Umbria erano rimasti incensiti fino al 1997 quando si è avviato qusto lavoro portato a compimento oggi con la pubblicazione "Le abbazie benedettine in Umbria": una bellissima opera per la tutela e la valorizzazione del paesaggio e dei suoi archetipi. 

Venendo quindi alla vista dell'abbazia, posso vantare di avere avuto una guida atipica, una amica, una al cui fianco sin da bambina ho coltivato il gusto per la scoperta! Non so se sarà contenta di questa presentazione, ma eccola quà!




Mi ha condotto dalla chiesa abbaziale, un'unica navata con ampie volte a crociera su splendidi bianchi costoloni, alla cripta, preziosissima, lasciata inviolata così nel tempo, passando per un bellissimo chiostro duecentesco, su due logge contrapposte ornate dal solito gioco delle colonnine tutte differenti, che solo per fotografare la bellezza dei particolari di queste colonne potresti perderti dall'eccitazione. 



Al primo piano della loggia si accede alla sala del capitolo, questa ancora ornata di dipinti tra cui velocemente riconosco oltre alla Crocifissione e ad una Vergine in trono, anche un San Benedetto con la regola in mano.


E poi passiamo a qualche ambiente maggiormente legato all'aspetto di azienda agricola che era e che è ancora! 


Entro in cantine, possibili stalle, magazzini di un tempo…e trovo anche oggetti della odierna azienda agricola, quasi come se il passaggio fosse avvenuto senza soluzione di continuità, cosa che invece sappiamo non essere stata così: pure qui, l'occupazione napoleonica soppresse l'abbazia e fece espropriare i suoi beni. I monaci poterono tornarci solo dopo il 1815, ma poco dopo, nel 1860 l'abbazia fu definitivamente chiusa. Il complesso fu indemaniato e divenne una fattoria…a cavallo fra le 2 guerre arrivò l'abbandono. Pensate che durante la seconda guerra servì come deposito per le opere d'arte della Galleria Nazionale dell'Umbria e della Biblioteca Comunale!

Nel 56  la acquistò  il sen. Gaslini e oggi, grazie alla Fondazione Gaslini, la possiamo rivedere restaurata e usata pubblicamente!


Riconoscere le piante medicinali in città...in notturna!

Recentemente mi sono innamorata dell'idea di passeggiare di sera per le vie della città, in compagnia dei mie amici del Piedibus Serale della Salute e del Ben Essere ... girovago per le vie del centro storico, riattivando memorie, ricordi, pensieri, imparando sempre qualcosa di nuovo, incontrando persone.

Questa che vi racconto però è un'altra serata strana...un'altra invasione green, più o meno dello stesso genere, svoltasi il 26 settembre a Perugia, al Borgo Bello, inserita nel più ampio contesto della Notte dei Ricercatori.

Tra le tante iniziative organizzate, io ho partecipato a una passeggiata in notturna a cura di Aboca - Sotto la guida di esperti conoscitori di erbe officinali, alla ricerca di quelle erbe che nascono in città: da Palazzo della Penna, ai Tre Archi fino a Via del Cortone.

Questa idea del passeggiare di notte mi sta proprio contagiando e ho voluto provare se potesse essere una opportunità anche per approfondire le mie conoscenze di botanica.
Come se non bastasse, insieme allo staff di S8, ho testato anche la versione beta di AHEAD APP, un'applicazione ideata per far raccontare video-storie alle persone anziane... sì forse ho esagerato, ma alla fine è stato divertente. Anche se non sono riuscita a catturare una foto decente, mi si è accesa una curiosità sfrenata per queste erbe spontanee di città che fino ad oggi ero portata a considerare per lo più solo delle erbacce.
Disattenti le ignoriamo, ma loro tenaci e imprevedibili, ci annunciano la forza della Natura, anche in un ambiente ostile come quello urbano. Sviluppano continuamente nuove strategia di adattamento e noi umani dovremmo imparare da loro. 
Insomma adesso possiedo un bel manualetto che tengo sempre in tasca e che consulto ogni volta che poso l'occhio su un muro, il bordo del marciapiede, i margini della strada. Osservo attentamente il colore del fiore, le foglie, il fusto e oramai riesco a riconoscere la buona pianta di città. Non solo per boschi, quindi, ma anche in giro per le nostre inquinate città, possiamo osservare la vegetazione spontanea e quelli che dicono: "guarda che degrado qui ,è pieno di erbacce"...beh quasi quasi...si sbagliano!


Il piccolo giro è iniziato appena fuori al Palazzo della Penna, negli interstizi delle scalette di Via Viri non poteva mancare la Porcellana Comune, la famosa erba da marciapiede, si attacca radente e resiste anche al nostro calpestio...solo i primi in testa al gruppo infatti si accorgono della sua presenza...
Poi è la volta della più nota Malva Selvatica, sul pratino di fronte ai Tre Archi ce ne è un ciuffetto  ridotto per lo più a uno sticchione...uno zelante operaio del Comune di Perugia ha ovviamente pensato di fare più bella la città tagliandola con il decespugliatore...ma forse se l'avesse lasciata crescere, lei ci avrebbe pregiato del suo bel colore viola. 
Poco più in là...sotto una cassetta dell'energia elettrica...crescono anche i pomodori! Una Solanum Nigrum se la cava tra la sporcizia e il diserbante.
Via del Cortone è sicuramente la via più soddisfacente per la presenza di una ricca vegetazione, qui ci sbizzarriamo: anche la Menta Selvatica troviamo...ovviamente ci tocca infilarci fra le automobili parcheggiate. Sulla scarpata dal lato di San Domenico è il tripudio della Piantaggine, mentre più giù, verso Ripa di Meana, domina la Vitalba di bianco fiorita. 
Non vi dico quanto è bello ritornarci di giorno ...  indossando questi fantastici occhiali da botanico!